IL PESO DEL CIELO

 

 

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IL PESO DEL CIELO.

Trasformazioni della forza di gravità.

I. INTRODUZIONE.

            1. La mostra “Il peso del cielo” è dedicata al tema della gravitazione nell’arte. La “Grazia” della città antica di Graz è dovuta essenzialmente alla sua articolazione religiosa, che ne esprime la pesantezza terrena, così come anche i tentativi di annullarla, e risulta messa in scena nella sensibilità di una sostanza culturale di natura religiosa, in particolare di matrice barocca.

            Il tema della forza di gravità e dei tentativi fatti per contrastarla vantano una ricca storia culturale ed iconografica, che ha contribuito a creare immagini di alto valore poetico. Nel quadro di questo sviluppo storico è la religione che ha fornito impulsi creativi di importanza essenziale. Al peso dell’esistenza materiale e dell’esperienza corporea si contrappongono infatti, fra i motivi iconografici che ne rappresentano l’annullamento, l’Ascensione di Cristo, l’Assunzione di Maria in cielo, gli angeli in volo, i dipinti sul soffitto di età barocca (con lo scopo dichiarato di spalancare il cielo per accogliervi le strutture architettoniche); fra i motivi del tema dell’attrazione gravitazionale, la Maestà del Signore (Cristo nella Mandorla) e la “Vertigine” del Giudizio Universale.

            Con la rivoluzione provocata dalla scoperta, in età moderna, di una nuova rappresentazione del mondo, queste immagini sono andate incontro ad una crisi profonda. Il riconoscimento dell’impossibilità di riportare tali motivi ad una base di consistenza empiricamente verificabile non ha però d’altra parte arrecato alcun danno al campo tematico della forza di gravità. Essa continua infatti a rimanere un tema ben presente nell’arte, che si riscontra nella prima fase dell’astrattismo (Kandinsky, Malewitsch), successivamente nel costruttivismo, in Yves Klein, ed in numerose variazioni nell’arte contemporanea.

           

            2. Lo sviluppo tecnico, tecnologico e dei mass media ha offerto alla cultura la possibilità di elaborare il tema della forza di gravità sulla base di nuovi mondi di esperienze e di immagini. A partire dall’ascesa in mongolfiera fino ai programmi aeronautici ed alle immagini dei nuovi media, gli antichi sogni proibiti del volo e del rimanere sospesi hanno avuto modo di realizzarsi almeno in parte per gli uomini della società moderna; ma queste nuove esperienze hanno contemporaneamente determinato uno spostamento delle barriere fra il realizzabile e l’irrealizzabile.

            I mezzi tecnologici odierni non hanno affatto tolto vigore poetico e forza visionaria alle immagini della negazione della gravitazione universale, al contrario: il desiderio di poter respingere la materia in una dimensione priva della forza di gravità è più forte che mai. I motivi elaborati dall’iconografia cristiana non hanno certo avuto la possibilità di realizzarsi con lo sviluppo della storia spirituale e con il progresso della tecnica; ma questi ultimi hanno finito per conferire ad essi una nuova qualità poetica ed estetica, e ciò proprio in un’epoca in cui la sfera percettiva risulta sempre più sottoposta all’influsso di immagini di annullamento delle leggi gravitazionali.

            E nel quadro della religione, che ha contribuito a sottrarre sempre più credibilità alle immagini da essa stessa elaborate, si sono inserite, illuminate dai presupposti dell’età moderna, schegge di riflessione filosofica, come la “forza di gravità e misericordia (Schwerkraft und Gnade)” (Simone Weil, negli anni Trenta). Ernst Bloch, nel “Prinzip Hoffnung”, annovera l’ascesa al cielo come uno dei grandi “misteri del desiderio (Wunschmysterien)” (Prinzip Hoffnung, 228-231). Queste due voci eminenti testimoniano una tensione ambivalente, che oscilla fra l’immaginario metaforico di matrice religiosa e la percezione di un’interpretazione del mondo di natura strettamente scientifica, guidata dalle esperienze dell’età moderna.

 

II. ARTICOLAZIONE E SCHEMA CONCETTUALE.

            1. Scopo della mostra è presentare un quadro articolato dell’influsso esercitato dalla religione sull’arte e dall’arte sulla religione sul tema della forza di gravità. Con una raccolta finora completamente inusuale di immagini elaborate dall’iconografia cristiana sulla gravitazione e con posizioni interpretative scelte della critica artistica contemporanea, questa mostra intende proporre risultati innovativi e nuove connessioni in ambito concettuale.

            Basandosi sull’idea della materia e della sua dipendenza dalle leggi fisiche della gravitazione universale, la mostra si concentra su una scelta numericamente limitata ma significativamente centrale di motivi religiosi, per seguirne le tracce nelle innovazioni apportate dagli artisti nel repertorio iconografico. La mostra presenta quindi i cosiddetti “punti di svolta”, influenzati dall’azione concomitante della religione e dell’arte: si tratta di momenti che coincidono con cambiamenti di paradigmi nella sfera percettiva e che sono stati elaborati e trasposti nell’arte con i mezzi estetici di volta in volta a disposizione.

            Il progetto della mostra, pertanto, si limita di proposito a quattro ambiti storici caratterizzati da una significativa diatriba in ambito artistico:

 

1.1. Il Barocco.

            Partendo dalla circostanza che l’esposizione ha luogo nella città di Graz ed esaminando le epoche più caratteristiche nella storia dell’iconografia, si osserva che il primo momento rilevante è costituito dall’età del barocco. Sul piano dei contenuti si giunge all’accentuazione di una dinamica che trova il proprio fondamento nella rappresentazione di ciò che sta sopra (il cielo) e di ciò che sta sotto (l’inferno). In questa verticalità del mondo religioso vengono a connettersi la tensione spaziale ed il carattere simbolico della sfera morale. Così, peccare significa, fra l’altro, essere esposti alla forza di gravità.

            Il repertorio delle immagini religiose del XVII secolo è stato studiato secondo specifici motivi iconografici, che mostrano le categorie della gravitazione nel quadro dell’iconografia religiosa. Questi motivi mettono chiaramente in scena la forza di gravità sulla terra ed il suo annullamento nella prospettiva della concezione cristiana del mondo.

            Qui di seguito si elencano queste categorie in una sorta di “processo dinamico in astratto”, che costituisce anche lo schema portante della visita alla mostra: STATO DI QUIETE - ATTRAZIONE - LEVITAZIONE - EQUILIBRIO - ROTAZIONE - SALITA - CADUTA.

 

1.2. Il XVIII secolo.

            L’iconografia conosce un importante punto di svolta con la secolarizzazione operata dall’Illuminismo e con le nuove conoscenze raggiunte e le invenzioni prodotte dalle scienze naturali. La volta del cielo è sottoposta ad osservazione scientifica. Il rapporto fra le scienze naturali e la religione è influenzato da fattori / condizioni di ###, che anche Newton applica / pone a fondamento delle sue teorie sulla gravitazione universale ###. Nonostante ciò, i risultati delle ricerche di Newton dimostrano che, dietro alla caduta della mela dall’albero, c’è una legge fisica cui sono subordinati la vita sulla terra ed i corpi celesti.  

            Alle immagini religiose si affiancano anche rappresentazioni popolari, che ammettono ormai l’esistenza di un cielo solamente “secolarizzato”, in grado di essere  spiegato dalle scienze naturali e conquistato dall’uomo. La dimensione della verticalità può essere superata grazie a nuove invenzioni e non più soltanto con la forza dell’immaginazione. Queste possibilità offerte dalla tecnica, con cui ci si può muovere verso il cielo senza alcuno sforzo fisico, contribuiscono a favorirne ulteriormente la secolarizzazione. Le tesi di Newton e la possibilità di vedere la terra dall’alto, stando su un pallone aerostatico - quindi da una prospettiva, per così dire, divina - iniziano, fra l’altro, a determinare un cambiamento nella rappresentazione del mondo e, di conseguenza, anche nelle raffigurazioni artistiche che ne derivano.

 

1.3. L’età moderna.

            Con l’introduzione dell’astrazione, la produzione artistica si allontana radicalmente dall’iconografia abituale, compiendo una delle funzioni più importanti dell’età moderna. L’arte comporta l’annullamento visuale dei punti cardinali, di ciò che sta sopra e di ciò che sta sotto, di ciò che è posto a sinistra e di ciò che è posto a destra. La composizione della materia viene quasi ad assumere le funzioni che, nel barocco, erano ancora affidate alle categorie, dotate di una dimensione strettamente corporea; così ad es. l’equilibrio, attributo proprio dei corpi sottoposti alle leggi gravitazionali, diviene ora un gioco di bilanciamenti fra elementi puramente formali. Perfino nei casi in cui non si giunge ad alcuna forma radicale di astrazione e dove i motivi sembrano essere disposti secondo determinate direzioni, le coordinate risultano però alla fine confuse e non più chiaramente leggibili. Ma non sempre, tuttavia, questi sviluppi hanno comportato la perdita di un livello di significati allusivo ad una dimensione che sappia andare oltre.

 

1.4. L’età contemporanea.

            La fotografia o il film sarebbero stati a disposizione degli artisti già in età moderna. Ma è solo dagli anni Venti che i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa si affacciano sulla scena in misura sempre più massiccia, arricchendo indubbiamente, nel frattempo, accanto alla performance ed alle strutture d’arredamento, lo spettro degli strumenti ed i materiali di lavoro offerti agli artisti, e contribuendo così ad ampliarne le modalità espressive. Proprio in quest’ambito ci si imbatte nelle più diverse possibilità di variazione sul tema della pesantezza e dell’assenza di gravità. I nuovi media hanno infatti aperto agli artisti quello spazio rappresentativo visuale che mostra il corpo e gli oggetti finalmente in una dimensione priva della forza di gravità.

            E’ stato soprattutto il XX secolo a modificare la sfera delle percezioni, con le immagini della conquista dello spazio e dell’uomo in assenza della forza di gravità. Risulta quindi di estremo interesse riuscire a scoprire le sovrapposizioni fra i modelli iconografici della gravitazione elaborati un tempo dalla religione e una concezione secolarizzata del mondo. E’ in quest’ambito che acquista peso decisivo una nuova componente, la discussione e la riflessione sul fenomeno / realtà “gravitazione”: ci si imbatte ripetutamente in opere che, nel titolo, si riferiscono al concetto della forza di gravità, della gravitazione e delle conseguenze che ne derivano, opere che inseguono la forza di gravità negli esperimenti in laboratorio e nei tentativi di realizzare ordinamenti sperimentali.

            In una fase di ulteriore sviluppo dei processi di astrazione, le conseguenze e gli effetti della forza di gravità vengono a coinvolgere la materia, dunque l’aspetto visuale dell’immagine: i colori scorrono giù lungo la tela, le sculture cercano di scandagliare i confini della statica e così via. In un secolo che, dopo le prime visioni ed i tentativi di conquistare lo spazio, nella sua seconda metà ha potuto rendere tutto ciò realtà ed in cui l’uomo è stato in grado, per la prima volta, di sperimentare l’assenza di peso nel cosmo, ci si interroga se queste nuove frontiere posseggano una dimensione anche religiosa. 

           

CATEGORIE DELLA FORZA DI GRAVITA’.

1. Peso.

            Con la scoperta della materia come mezzo di espressione artistica, in età moderna il peso viene messo in scena nel senso letterale del termine, ad es. in qualità di materia passiva plasmata dalla gravitazione, come nell’”Asphalt Lump” di Robert Smithsons o nelle opere di Robert Morris realizzate col feltro.

 

2. Attrazione.

            Il criterio di presentazione che anima questa mostra illumina, in un’ottica completamente nuova, la forza poetica di quelle immagini antiche che cercavano di opporre un’estrema resistenza alle leggi estreme della forza di gravità e della morte. Nell’iconografia di “Cristo nel Limbo”, Adamo ed Eva vengono, per così dire, tratti fuori dal ”Limbo”; in alcune rappresentazioni di Maria le “anime” vengono tirate fuori dalle loro tombe con forza.

            Ma anche le più antiche raffigurazioni dell’Ascensione, risalenti al IV secolo, si servono dello schema dell’attrazione: Cristo viene portato in cielo grazie alla mano di Dio che lo solleva. L’attrazione è da intendersi, in questo caso, come forza, energia, presente perchè connessa all’essenza della divinità. L’attrazione è anche magnetismo, elettricità o la superficie della materia astratta, del puro pigmento cromatico, l’attrazione della gravitazione e l’istigazione ad un contatto tattile.

 

3. Levitazione.  

            La possibilità di rimane sospesi contro le leggi della gravitazione universale apre momenti di sorprendente arresto nel repertorio iconografico classico, come dimostrano i motivi della Trasfigurazione di Cristo (ad es. in Raffaello) o anche dei Santi che levitano.

            René Magritte ha frammentato queste leggi in molte rappresentazioni surrealistiche (ad es. nelle pietre sospese in aria), raggiungendo effetti poetici simili a quelli che si riscontrano nell’opera di Giovanni Anselmo, con pietre reali poste in un apparente stato di levitazione, dietro cui si intravede però la fatica di contrastare la forza di gravità. Anche Jürgen Klauke o Sigmar Polke e ancora Roman Sieger offrono temi iconografici di contenuto e tenore simile.

           

4. Equilibrio.

            Trasformazioni della forza di gravità con una materia che sostiene: il rapporto fra ciò che sorregge e ciò che viene sorretto non corrisponde a leggi fisiche reali. Le nuvole vengono usate come pedane d’appoggio, i putti sollevano e trasportano. Questo è il modello che si riscontra più frequentemente in una cultura di matrice barocca. Ma anche il motivo di Gesù che cammina sulle acque e l’immagine ad essa speculare, Pietro che affonda, tematizzano il gioco di forze e controforze che permea la materia che ci circonda. Nell’arte moderna di stampo classico queste immagini di equilibrio vengono trasposte a esprimere giochi di bilanciamenti compositivi. Piet Mondrian è il più noto e rappresentativo testimone di composizioni fondate sull’equilibrio, che, nel costruttivismo, emerge molto chiaramente come il principio basilare e dichiarato della composizione iconografica.

            Ma anche nelle opere che coinvolgono lo spazio il gioco di equilibri risulta sempre più evidente, come dimostrano la “Macchina inutile”, ideata da Bruno Munari negli anni Quaranta, ancor prima di Alexander Calder, oppure i disegni di Yves Klein sull’architettura “pneumatica” che struttura gli spazi.

            In età contemporanea è stato ad es. Peter Fischli-David Weiss che ha posto questo antico gioco di forze contrastanti come tema dell’arte. La consistenza materiale delle plastiche di Richard Serras contribuisce a cancellarne il peso con la loro stessa pesantezza. I disegni di Yves Klein sull’architettura “pneumatica” propongono una visione artistica di questa trasformazione.

 

5. Rotazione.

            Nella storia dell’arte, sono state le raffigurazioni (anzitutto barocche) del Giudizio Universale (ad es. P. P. Rubens) che hanno reso con molta forza i concetti di implosione della gravitazione e di annullamento della forza di gravità, con una ricca serie di conseguenze sul piano iconografico. Contrapponendosi a questo tema, le immagini di rotazione di Alfons Schilling silurano qualsiasi elemento d’appoggio iconografico. E le foto di Anna e Bernhard Blumes suggeriscono, con la loro arguzia, come possa essere improvviso l’annullamento di aspetti di regolarità resi abituali dall’esperienza.

 

6. Ascensione

            Se l’immagine classica dell’Ascensione si presta a descrivere il movimento diretto ad opporsi alla forza di gravità, venendo a costituire una rappresentazione esemplare di carattere teologico - cui, anche in età moderna, si affiancano trasformazioni singolari - nel XX secolo questa “direzione” si trasforma, come immagine che si contrappone alla forza di gravità, diventando decisamente un nucleo di forze privo di direzioni ed orientamenti: il “Quadrato nero” di Kasimir Malewitsch, i dipinti neri di Ad Reinhard, ed infine molti disegni, ma anche plastiche di Eduardo Chillida, che portano esse stesse il titolo “Gravity” e che contrastano la forza di gravità. Oppure l’opera di Karl Kaltenbacher, “Il compleanno del Tempo”, che, con un’inversione truccata, sottrae alla gravitazione la dimensione della verticalità.

 

7. Caduta.   

            Il classico motivo iconografico che raffigura in modo chiaro la forza di gravità è quello della caduta o del crollo, che trova espressione nella Caduta degli angeli, nella Costruzione della torre di Babele, nella Caduta di Paolo da cavallo. Questi temi rappresentano altrettanti fallimenti dovuti ad una colpa di natura morale. Ma il crollo può anche condurre a una purificazione, non solo predire la dannazione. Il crollo diventa lentamente oggetto di una diversa interpretazione,  venendo inteso come segno esterno, come fenomeno fisico che contrassegna l’Io, in grado di costruire, nel momento presente, sulle tracce visibili della propria “caduta”, ma senza conseguenze morali, un contrasto che, sullo sfondo, è carico di umorismo.  

 

 

 

 
 

   
   

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